metodologia

Qui troverete docenti altamente specializzati nell’insegnamento dell’italiano L2 che basano il proprio insegnamento su un approccio integrato di tipo comunicativo e umanistico-affettivo, tenendo conto dei bisogni e delle motivazioni dell’apprendente.

La didattica ludica è alla base della metodologia scelta in quanto un ambiente rilassato, positivo, divertente e coinvolgente è uno dei presupposti per cui ogni studente possa percepire la centralità del suo ruolo nel processo di acquisizione: giochi didattici, simulazioni, role play e attività comunicative lo porteranno in maniera naturale ad una padronanza ottimale della lingua italiana. Durante le lezioni ogni studente è stimolato ad usare la lingua italiana.

La riflessione linguistica viene affrontata solo in modo funzionale e induttivo rispetto ai contenuti linguistici che si intendono sviluppare.

Per la programmazione delle lezioni, gli insegnanti utilizzano libri di testo aggiornati e materiali preparati ad hoc, elaborati direttamente per gli studenti di ogni corso, con lo scopo di andare incontro alle esigenze di ogni singolo alunno, mirando a consolidare le conoscenze acquisite, ripassare gli argomenti dimenticati e permettere un miglioramento graduale e continuo. La scelta di materiale autentico permette allo studente di avvicinarsi fin da subito a una lingua vera. Proprio per favorire l’apprendimento dell’italiano di tutti i giorni, proponiamo corsi culturali pratici e brevi in cui l’obiettivo comune è usare la lingua italiana in maniera naturale, facendola diventare il veicolo e non il fine dell’apprendimento.

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L’APPROCCIO COMUNICATIVO prende le prime mosse già negli anni ‘60, è alla base di numerosi metodi ed è ancora oggi l’approccio alla base dell’insegnamento delle lingue straniere; i suoi assunti di base sono: 
1) lo scopo dell’insegnamento di una lingua straniera non è il raggiungimento da parte dell’alunno della semplice competenza linguistica (che riguarda l’insieme delle regole e delle conoscenze che rendono fattibile il significare, il comunicare e l’esprimersi con un linguaggio verbale), ma il raggiungimento della ben più complessa ed articolata competenza comunicativa, che si interessa di tutti gli aspetti di una comunicazione in grado di veicolare un significato, e che comprende: 1-la competenza linguistica, che si occupa di tutti gli aspetti strettamente legati alla lingua, al linguaggio verbale, quali: la fonetica, o fonemica, la grafemica, la morfosintassi, il lessico e la testualità; 2-la competenza sociolinguistica, che si occupa delle varietà: geografiche, temporali; dei registri; degli stili linguistici; 3-la competenza paralinguistica, che si occupa degli elementi prosodici non pertinenti sul piano strettamente linguistico: velocità dell’eloquio, tono della voce, uso delle pause,... usati al fine di modificare il significato; 4-la competenza extralinguistica, che si occupa dei significati non veicolati dal linguaggio verbale e comprende le competenze: cinesica; prossemica; sensoriale. 
2) la pragmatica è messa sullo stesso piano della correttezza: si mette cioè sullo stesso piano la correttezza formale e la capacità di perseguire scopi e sortire effetti tramite atti linguistici: in quest’ottica, la correttezza formale è funzionale alla pragmatica. 
3) una lingua straniera può essere usata solo se è conosciuta la cultura del paese straniero, o dei paesi stranieri nei quali la si parla: lingua e cultura sono quindi strettamente legati e soprattutto, con un legame che non può essere scisso, pena lo studio di una lingua assolutamente innaturale (vedi metodo audio-orale).

Gli APPROCCI UMANISTICO-AFFETTIVI sono approcci e metodi che comprendono una serie di metodi sviluppatisi soprattutto negli Stati Uniti dalla metà degli anni ‘60, come reazione all’eccessivo meccanicismo delle tecniche strutturali e all’impersonalità del laboratorio linguistico, e in seguito hanno continuato a svilupparsi anche come reazione o alternativa all’innatismo chomskyano e al cognitivismo. 
In Italia sono arrivati piuttosto tardi (alla fine degli anni ‘70 nel nostro paese stava ancora vivendo la sua stagione d’oro lo strutturalismo; oggi sono molto in auge in glottodidattica, soprattutto come integrazione dell’approccio comunicativo, in quanto il perseguimento della competenza comunicativa è l’obiettivo-cardine di entrambi i tipi di approccio9. 
Ci sono vari metodi che vanno sotto l’etichetta di umanistico-affettivi, tra i quali ricordiamo: Total Physical Response, Suggestopedia, Natural Approach, Silent Way, ma tutti sono accomunati dalle seguenti caratteristiche: 
1-interesse per tutti gli aspetti della personalità umana, non solo quelli cognitivi, ma anche quelli affettivi e fisici; in merito ricordiamo l’importanza che sta assumendo in questi ultimi anni, e non solo in glottodidattica, la teoria delle intelligenze multiple di H. Gardner, gli studi sugli stili cognitivi, il NLP (Neuro-Linguistic Programming) o il concetto di multisensorialità: ogni persona ha un canale preferito per fare esperienza del mondo e per apprendere, canale che va sfruttato anche per l’insegnamento linguistico; quest’ultimo deve inoltre coinvolgere tutti i sensi della persona, per attivare il maggior numero di aree cerebrali e metterle al servizio dell’apprendimento. 
2-Assenza, o per lo meno maggior limitazione possibile, di processi generatori d’ansia, per abbassare quello che Krashen chiama “filtro affettivo” e che è in grado di bloccare qualsiasi forma di apprendimento. 
3-Centralità dell’autorealizzazione della persona in un clima sociale, cioè la ricerca di una piena attuazione delle proprie potenzialità, che non sono necessariamente le stesse delle persone che ci circondano, nè si sviluppano attraverso gli stessi strumenti, ma che possono integrarsi e potenziarsi vicendevolmente.

(http://venus.unive.it/aliasve/index.php?name=EZCMS&page_id=465)

 

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